Giuse Rogolino

Scultore, pittore, orafo, videodesigner e giornalista.

Giuse Rogolino è nato ad Avellino il 31 ottobre del 1953, otto anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Nel 1954 la sua famiglia si trasferisce a Roma, città in cui il giovane Rogolino completa i suoi studi artistici.

Se un artista si può definire professionista dal momento in cui vende la sua prima opera, Rogolino lo è dal 1967, quando vendette i suoi primi due quadri ad olio all’età di 14 anni. Ciò non avvenne in una galleria d’arte, ma nella bottega del suo barbiere Enzo Sardella, appassionato d’arte, situata in via Fabio Massimo 80/B, una strada “vivace” del quartiere Prati di Roma. I quadri non erano neanche appesi, ma poggiati per terra sotto l’appendiabiti dove li aveva messi lo stesso artista prima di farsi tagliare i capelli. Poco dopo li notò un avvocato di passaggio, cliente della stessa barberia, che li comprò tutti e due per sessantamila lire, pari a circa ottocento euro odierni.

Formazione travagliata

Il periodo della sua formazione è molto travagliato, perché i suoi sogni artistici vengono osteggiati duramente dalla famiglia d’origine, nel cui interno ci sono politici, magistrati e giornalisti di alto livello. Era lo cosiddetta “pecora nera”. Dopo due anni di liceo classico al Virgilio di via Giulia a Roma, viste le assenze fatte per disegnare dal vero tutti quei dettagli per lui più interessanti di Campo de’ Fiori, si iscrive finalmente al Liceo artistico Donatello, istituto in cui pochi anni dopo lo vedrà insegnante.

Obiettivo raggiunto? Assolutamente no. Il patto per frequentare l’Artistico, era quello di laurearsi in Architettura e diventare il dott. Arch. Giuseppe Rogolino, cosa per lui di nessun interesse. Siamo nel post ’68 e la ribellione nei giovani era nell’aria, così anche la storia della formazione di Rogolino prende una piega diversa. Poco prima della tesi di laurea, il laureando strappa il libretto degli esami, si riprende il suo diploma originale e si iscrive all’Accademia di belle arti a Scultura. Anche se di fatto fu solo un puntiglio, perché intanto il Rogolino artista si era già fatto notare con tre mostre personali di successo a Roma, Formia e Verona.

Solo poco prima di morire, sua madre gli confesso: “quando ti portavo in braccio nel parco del Gianicolo, tu avevi delle crisi di pianto che si calmavano solo quando ti facevo toccare i busti di marmo degli eroi garibaldini”. La sua indole di scultore già si era manifestata.

Ma facciamo un passo indietro

Negli anni ’70  lo scultore prende in affitto un magnifico studio in viale delle Milizie, distante cento metri da casa, un ex trattoria, all’altezza di via Ottaviano una zona centrale di Roma vicino San Pietro. Molto più comodo della cantina in cui sono nate le sue prime sculture. A questo punto si potrebbe pensare che la vita di Rogolino ha preso la giusta piega: professore al Liceo Artistico, mostre e partecipazioni ad eventi artistici importanti, soddisfazioni economiche. Che volere di più a 25 anni? Invece …

ANSA 10 ottobre 1978 – “Girolamo Tartaglione è stato assassinato, con due colpi alla nuca, dalle Brigate Rosse mentre rientrava a casa dal Ministero. L’omicidio viene rivendicato con un volantino inviato al Corriere della Sera, sede romana.”

Quel giorno Giuse Rogolino, come tutti i giorni, esce dallo studio per recarsi a pranzo a casa sua, ma nell’androne del civico 76 viene urtato da quella che successivamente scoprirà essere Adriana Faranda, una componente del nucleo brigatista che aveva freddato pochi attimi suo zio Girolamo. Lui stesso trova il corpo colpito a morte, riverso sui primi tre gradini della seconda scala. Questo zio, amava molto l’arte del nipote e spesso ci scherzava su fino a fargli fare una richiesta surreale: “Un giorno, quando non ci sarò più, voglio che mi rappresenti in mezzobusto a cavallo”. Questo dramma manda in crisi Rogolino, che lascia tutto, studio, lavoro e famiglia, per andare volontario in polizia. Fu assegnato alla Scuola Allievi di Peschiera del Garda in provincia di Verona. L’anno prima, nel 1977, passeggiava per Verona come un artista di successo per la sua mostra personale alla Galleria La Meridiana in via Oberdan vicino all’Arena e l’anno dopo, nel 1978, cammina nello stesso luogo in divisa da poliziotto.

Esordio

Nel 1975 espone per la prima volta le sue sculture alla Galleria d’Arte il Babbuino di Roma con la presentazione dello scrittore e critico d’arte Ugo Moretti.

Nel 1976 vince il concorso indetto dallo Scià di Persia Reza Pahalevi, per un grande monumento di trenta metri dedicato a Ciro il Grande che doveva essere posto nell’omonima piazza dell’EUR. L’opera però fu bloccata in seguito alla Rivoluzione Khomeinista del 1978.

Alla fine degli anni ‘70, nelle cave di Marino, inizia la realizzazione di un monumento in pietra e bronzo in memoria di Walter Rossi. Fu un suo alunno, Bebo Moroni portavoce anche di altri ragazzi, a chiedergli aiuto per creare una scultura in ricordo del loro amico assassinato durante una manifestazione dell’epoca. L’opera, realizzata a titolo gratuito, viene eretta nell’omonima piazza romana il 30 settembre del 1980.

Nel 1979 Rogolino realizza due affreschi, nella Scuola di Polizia di Peschiera del Garda, ex Fortezza Asburgica. Nello stesso anno, a 26 anni, Rogolino viene inserito nella selezione del Dizionario degli Artisti Italiani del XX secolo – Giulio Bolaffi editore.

Nel 1980, dopo aver tolto la divisa da poliziotto, inizia il suo lavoro alla RAI Radiotelevisione Italiana, come grafico operatore animatore del Tg1. Nel frattempo prendeva forma la sua famiglia e le conseguenti naturali responsabilità.

Nel 1981, insieme a Giuseppe Biagi, Antonio Brancato, Tano Brancato, Michele Cossyro, Sergio Floriani, Rosario Genovese e Luca Patella, fonda la “Narciso Arte”.    aderisce alla nascita del gruppo Narcissus, teorizzato dal prof. Giorgio Di Genova, dando vita alla corrente artistica della Narciso-arte/Riflessivi. La prima esposizione, nel 1982, si tenne presso l’Istituto Italo Latino Americano di Roma. Successivamente, ancora a Roma, alla galleria Arti Visive; all’ExpoArte di Bari; all’Art-Basel di Basilea; alla galleria Plusart di Mestre, nel 1983 alla galleria Pantha Arte di Como e alla Galleria Ezio Pagano di Bagheria.

Nel 1984 viene invitato alla Biennale di Venezia, ma pur essendo in catalogo si ritira per dissenso nei confronti del direttore Maurizio Calvesi.

Il 1986  è l’anno di una sua mostra personale di prestigio, “Bios Kronos Tanatos” allo Studio d’arte contemporanea Artivisive di Roma. Tra gli intervenuti Palma Bucarelli, museologa, critica d’arte e storica direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Nel frattempo Rogolino si divide tra l’arte digitale, di cui è un esponente di rilievo e le arti visive “tradizionali”, che non ha mai abbandonato. In questo periodo, insieme ad altri creativi del settore, Mario Sasso, Mario Convertino, Corrado Senzasono, Davide Del Bufalo, Enrico Cocuccioni, Paul Dockerty e altri, fonda la V.E.A. Vieodesign European Association.

Nel 2003, presso lo studio d’arte Canova in via Canova a Roma, ha presentato un nuovo filone artistico chiamato: METAEICON, frammenti di fotogrammi d’inviati di guerra su pittosculture in ferro ossidato. Nello stesso anno ha realizzato l’opera “Il vento dello Spirito”, tabernacolo in bronzo per la chiesa Gesù Divin Salvatore in Roma.

Nel 2006, per la chiesa Mater Salvatoris sempre a Roma, ha realizzato il crocifisso dell’altare, le vetrate dell’abside e del portale d’ingresso, e l’altorilievo policromo in terracotta “Il Figlio e il padre”.

Nel 2008, per la sede generalizia delle suore Dorotee in Roma, ha modellato un crocifisso in bronzo posto nel giardino principale: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?».

Hanno scritto di lui, tra gli altri,  Ugo Moretti, Carmelo Strano, Giorgio Di Genova, Gillo Dorfles, Luigi Lambertini, Valerio Mariani, Giuseppe Bacci e Domenico Rea, scrittore e giornalista napoletano, vincitore del Premio Strega nel 1992.

In Rai

Nel 1979 inizia la sua collaborazione in Rai ideando la veste grafica di Tam Tam, curata da Nino Criscenti.

Dal 1980, dopo aver concorso ad una selezione Rai, arriva primo su settecento e viene assunto al Tg1 come “grafico operatore animatore”.

Nel 1993 firma la nuova sigla del Tg1 e il nuovo logo con i colori blu e giallo, ispirati dal linguaggio velico. Infatti, quando un’imbarcazione issa la bandiera gialla e blu, vuol dire: “vogliamo comunicare con voi”. Quale messaggio migliore per un telegiornale?

In seguito al successo del Tg1, nel 1995, è stato invitato ad Atene da Giorgio Leventogiannis, Chief editor di Mega Channel, che aveva notato il restyling via satellite, per ideare la nuova immagine delle news nazionali greche, firmandone la nuova rivoluzionaria scenografia in fibre ottiche che cambiavano colore in ogni edizione.

Tra le sue videopere di maggior rilievo, le sigle di: TG1 SETTE (Vespa, Mentana, Sposini), Speciale Tg1, Primissima, Ping Pong, Filo Diretto, Tg Luna, UNO7, 90°Minuto, TV7, ItaliaSera, Tg1 (1990/98), Primaditutto, TgRagazzi (prima edizione), nonchè diverse videoscenografie tra cui quelle degli “Speciali” per il viaggio di Giovanni Paolo II a Sarajevo, Madre Teresa di Calcutta, funerali di Lady Diana e quella realizzata nello studio di Rai Corporation a New York per le Elezioni Presidenziali americane del 1992. Da segnalare l’ideazione del design del primo tavolo-scultura polifunzionale trasparente nelle news, fatto al Tg1 durante la direzione di Demetrio Volcic, i cui disegni sono stati chiesti da molte emittenti europee. Sempre al Tg1 ha creato la prima linea grafica di Uno Mattina.

Ha fatto parte del gruppo di studio aziendale per il primo sito web della Rai.

Nel 1995, su invito del direttore Leventoiannis di MegaChannel, ha progettato la “nuova immagine” per le news nazionali greche, la ristrutturazione tecnologica e la nuova impaginazione editoriale delle News, portando il canale dal terzo al primo posto dei Network greci.

Nel 1996 cura la regia del promo istituzionale per la Camera dei Deputati prodotto dal Tg1.

Nello stesso anno, la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Roma lo ha invitato per alcune lezioni sulla televisione del futuro. Sempre in relazione alle iniziative dell’Università è stato invitato dall’Istituto Cervantes come relatore sul tema: “Routines produttive del videodesigner: le pratiche creative della grafica tv nei telegiornali, sigle e corti a tema”.

Nel 1999, il direttore Roberto Morrione, gli offre l’incarico di direttore artistico di Rainews24, per partecipare al primo e più complesso progetto multimediale deIla Rai Radiotelevisione Italiana, il nuovo Canale satellitare All-news Rai News 24. Per questo lavoro, il 7 Aprile del 2002, a Villa D’Este (Cernobbio, Como), ha ricevuto il 32° Premio Smau Industrial Design. Nello stesso anno, con la V.E.A. (Videodesigners European Association), ha partecipato ha diverse rassegne di videoarte tra cui: “Serata Calvino” all’Accademia di Francia a Roma, “Nuove Frontiere” al Palazzo delle Esposizioni e “Nuovi percorsi per nuovi flaneurs: lo zapping tra le televisioni locali a Roma” sempre al Palazzo delle Esposizioni Sala Rossellini.

Nel 2001 ha progettato l’interfaccia del primo canale satellitare bilingue (italiano /arabo) della Rai: Rai Med.

Sempre a RaiNews24, in collaborazione con Alcatel e Wind, ha sperimentato i nuovi sistemi di comunicazione mobile: GPRS e UMTS, presentati al pubblico in una grande manifestazione al Colosseo a Roma ed all’università di Firenze. Per tale evento ha curato l’immagine (grafica, scenografica ed editoriale).

Per la Co.Pe.A.M. (Conference of Mediterranean Audiovisual Operators), in collaborazione con France 3, Canal 5, Télévision Algérienne, 2M Casablanca ed altri paesi del mediterraneo, ha curato il primo progetto/immagine di “Terramed”, nuovo canale satellitare.

Fino al 2011 ha studiato e realizzato ben quattro restyling di RaiNews24, passando dal multiscreen allo schermo pieno.

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